Attuali vantaggi e svantaggi della sigaretta elettronica
L’Accademia della Crusca ha ormai acquisito il termine svapare come verbo neoconiato che indicherebbe l’azione di emettere del vapore acqueo – eventualmente aromatizzato – tramite uno strumento costituito da una batteria ricaricabile, un circuito elettrico, un filtro e un vaporizzatore.
La sigaretta elettronica, o svapo, dà o dovrebbe dare la sensazione di stare fumando una sigaretta senza, tuttavia, gli effetti collaterali di quest’ultima, non avvenendo combustione. Esiste anche il temine svapatore come colui che utilizza lo svapo.
Probabilmente il termine deriva dall’ingese to vape con una s che richiama a “Svaporare” indicativo di “fumare qualcosa che fa vapore e non fumo” (svaporare però è lievemente sminuente in quanto qualcosa che “svapóra” perde aroma, intensità, essenza…).
C’è inoltre un eco di svampa, cioè sigaretta nel gergo centro-meridionale di qualche decennio fa.
Oltre all’acqua e al principio attivo (qui si parla di nicotina ma esistono ulteriori principi attivi che vengono utilizzati tramite sigarette elettroniche quali: il tetraidrocannabinolo, gli oli di hashish, le amfetamine e i cannabinoidi sintetici) i liquidi di vaping/svapo prodotti in commercio di solito contengono glicole propilenico o liquidi a base di glicerina vegetale insieme ad aromi e altre sostanze chimiche, tra cui tracce di metalli. Gli agenti di vaping/svapo prodotti in modo illecito contengono ulteriori componenti inattivi, alcuni dei quali come la vitamina E acetato, che possono essere coinvolti nelle complicanze polmonari correlate allo svapo.
Nonostante brevetti primordiali durante tutto il 1900, il prototipo delle sigarette elettroniche risale al 2003, in Cina, dove Hon Lik sviluppa e lancia sul mercato cinese il primo modello moderno (chiamato Ruyan) basato sulla nebulizzazione di un liquido tramite ultrasuoni, spinto, così si racconta, dal desiderio di trovare un’alternativa più sicura dopo la morte del padre per cancro ai polmoni.
Il mercato ne coglie finalmente la potenzialità di diffusione e in circa 20 anni… più di 100 milioni di persone al mondo stanno attualmente usando strumenti elettronici per inalare vapore, l’86% di essi sono adulti provenienti da zone del mondo benestanti (dati 2025)
Anche il lessico, le abitudini e gli stili dall’apparenza “raffinata” di questa nuova abitudine ne indica una selezione “upper class”: si differenzia infatti il tiro di guancia rispetto al tiro di polmone (volti a produrre maggior o minor nuvola studiando gli atomizzatori dai fori dell’aria più o meno piccoli e resistenze più o meno alte e la quantità di glicerina che naturalmente aumenta la densità della nuvola) si ricerca la massima resa aromatica, studiando le sfumature più sottili degli aromi, il tipo di “tiro” più adatto e soprattutto atomizzatori progettati appositamente, con camere di vaporizzazione ridotte per concentrare gli aromi con una regolazione dell’aria molto precisa.
Ma, alla fine dei conti, svapare comporta veramente meno danni rispetto a fumare?
Non ci sono sufficienti studi per asserire con certezza una supposta “protezione” che ovviamente in senso assoluto non può essere indicata come tale. Infatti chi “svapa” ha un rischio del 33% maggiore di un non fumatore di essere colpito da IMA (infarto miocardico acuto), ma chi fuma ha un rischio del 39% in più rispetto a chi svapa.
I problemi vascolari/neurologici non sembrano diversi salvo il fatto che appare un maggior numero di fumatori colpiti da ictus rispetto agli svapatori, nei quali però l’insorgenza è più precoce e più grave.
Nel 2019 negli USA sono state ricoverate 2800 persone affette da EVALI (sindrome acuta polmonare e sistemica successiva a fumo elettronico) con 68 decessi (età media 24 anni).
Il meccanismo specifico del vaping, detto in parole molto semplici (forse troppo) è proprio l’assenza dei prodotti di combustione e la presenza di vapore acqueo che genera un “effetto aerosol”, ovviamente non terapeutico: sono presenti comunque stress ossidativo, aumento delle citochine infiammatorie, produzione di muco, danno endoteliale e sovraccarico del sistema immunitario polmonare. In più, svapare dilata i bronchioli consentendo, rispetto all’inalazione di prodotti di combustione, una maggiore “penetranza” delle sostanze (proprio come gli apparecchi per l’aerosol che molti di noi hanno a casa) sia contenute nelle fialette che presenti nell’aria comune che in quel momento ci si trova a inalare (maggior penetrazione di sostanze infettive e potenzialmente cancerogene, aumentata ventilazione, superamento di barriere funzionali che normalmente ostacolano la penetrazione del fumo).
Per quanto riguarda i rischi di carcinogenesi non ci sono ancora sufficienti dati a lungo termine, ci si aspetta senz’altro una minore azione carcinogenetica ma si è rilevata già un’aumentata (4 volte) tendenza a sviluppare neoplasie con l’uso combinato di sigarette più svapo, come se il vapore, probabilmente per i motivi di cui sopra, potenziasse il danno delle sigarette.
Mi colse un’inquietudine enorme. Pensai: “Giacché mi fa male non fumerò mai piú, ma prima voglio farlo per l’ultima volta”. Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall’inquietudine ad onta che la febbre forse aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente. Finii tutta la sigaretta con l’accuratezza con cui si compie un voto. E, sempre soffrendo orribilmente, ne fumai molte altre durante la malattia. Mio padre andava e veniva col suo sigaro in bocca dicendomi:
– Bravo! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito!
Bastava questa frase per farmi desiderare ch’egli se ne andasse presto, presto, per permettermi di correre alla mia sigaretta. Fingevo anche di dormire per indurlo ad allontanarsi prima. Quella malattia mi procurò il secondo dei miei disturbi: lo sforzo di liberarmi dal primo.
Almeno aiuta a smettere di fumare?
Sembrerebbe di sì: i tassi di disassuefazione sono maggiori rispetto a trattamenti farmacologici e di sostituzione della modalità di somministrazione di nicotina (transcutanea con i cerotti, o orale con caramelle, gomme…).
Tuttavia l’American Lung Association si è rifiutata di inserire il vaping tra le metodiche previste dal momento che i danni potenziali non sembrano comunque superare i benefici e che, al momento, più che far smettere di fumare gli adulti sembra aver avuto un effetto di indurre a fumare i più giovani (sempre in classi benestanti).
Da un punto di vista della disassuefazione gioca anche a sfavore il fatto che induca una connotazione sociale meno negativa rispetto alla sigaretta e che abbia disegnato una supposta “eleganza” dello svapatore-sommelier; inoltre, da un punto di vista gestuale, compare più marcata la suzione oltre che la respirazione consapevole.
Insomma, con tristezza, la sintesi è l’immagine di un ciuccetto elegante e costoso per ricchi adulti, sempre più ambito dai giovani.
Per non perderti neanche un articolo
e non preoccuparti, anche io odio lo spam