«Costruendo la propria gabbia ognuno impara ad amarla».
Mirko Badiale
Ed è lì il busillis: lavorare sull’atteggiamento dipendente, non solo sulla sostanza.
Gli aspetti disfunzionali del Disturbo da Uso di Sostanze non si sviluppano solo nella relazione che la persona stabilisce con le sostanze ma anche con persone, comportamenti, luoghi, e persino oggetti. Riguardano quindi ogni forma di attaccamento riconducibile ad un alterato rapporto con la realtà e con il mondo esterno. Sono riscontrabili in tutte le dipendenze, da gioco d’azzardo, da lavoro, da relazioni affettive, da internet o videogame, da accumulo compulsivo…
OMS
Quindi dicevamo: fumare comporta una perdita di peso (ma anche una degenza in ospedale, una polmonite o un tumore lo fanno, tuttavia nessuno se li augura).
Smettere di fumare fa prendere peso (ma ciò non si dimostra necessariamente un danno).
Ragionamoci su:
Il termine fumare, come spiego in dettaglio in un altro mio articolo, indica l’atto di respirare. Tuttavia è un respiro “saporito” , percepito e riconosciuto subito in bocca.
Sì, lo sappiamo bene, la gratificazione orale gioca un ruolo molto importante in tutte le fasi della nostra vita, non solo nel primo sviluppo.
In una sintesi colorita e un po’ estremizzata il fumatore trasforma il ciuccio in sigaretta. Smettendo di fumare cerchiamo cibo da sgranocchiare in alternativa.
Per la Medicina Tradizionale Cinese il tabacco fumato risulta essere un Alimento (non salutare) dal sapore acre e piccante, di natura calda. Esso inizialmente muove e stimola l’energia (il Qi) ma a lungo andare la disperde e consuma.
Ecco che chi smette di fumare si troverà spesso in uno stato di vuoto energetico (determinato dalla dispersione e consumo dovuti al tabagismo) e di stasi, essendo venuta a mancare l’azione di stimolo e mobilizzazione: cosa farà istintivamente per nutrire e muovere? Mangiare, chiaro!
Inoltre la nicotina aumenta il metabolismo a riposo e riduce l’appetito, nonché “sporca” in qualche modo i recettori del gusto e dell’olfatto che vengono resi meno sensibili.



E qui viene il nostro trucco:
noi, con le sedute, non cerchiamo di NON FUMARE, non ci basta.
Sarebbe un obiettivo negativo, un lutto, una perdita, un NON FARE, un NON AVERE.
Eticamente preferisco che i miei pazienti vadano verso la felicità piuttosto che scappare da un dolore.
Ecco, è necessario scoprire quale è per noi la felicità che la dipendenza ostacola, il motivo profondo che ci porta a desiderare di smettere di fumare.
Spesso, potrei dire sempre, sotto sotto c’è un motivo di amore, perché di questa sostanza siamo fatti, sapendo che non c’è alcuna differenza tra l’amore verso gli altri e quello verso noi stessi.
Uno dei miei ricordi più belli è un signore elegante che mi disse “Sono qui perché i miei nipotini mi possano abbracciare senza storcere il naso e, da grandi, ricordino il buon odore del loro Nonno”
Come fare quindi concretamente per limitare l’aumento di peso quando si smette di fumare?
Come sempre non ci sono schemi precostituiti (es. mastica bastoncini di liquirizia…) ma concetti base su cui elaborare il proprio percorso, magari insieme:
Un giorno vi dirò perché secondo me le volute di fumo ci affascinano e ipnotizzano come poche altre cose… ma questa è un’altra storia 🙂
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Dott.ssa Antonella Bevere
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